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Sconosciuto ai più, dimenticato dagli specialisti e del tutto rimosso dalla storiografia musicale, Andrea Luchesi (Motta di Livenza, 23 maggio 1741 - Bonn, 21 marzo 1801) discendente da una delle quattrocento famiglie nobili che nel XIV secolo si trasferirono da Lucca a Venezia, nacque a Motta di Livenza, nel Trevigiano, a quel tempo città della indipendente diocesi di Ceneda ma in pratica facente parte della Repubblica di Venezia.
La sua vita è nettamente divisa in due parti; nella prima, il musicista svolse vita e carriera a Venezia, nella seconda intrecciò il suo destino con la città di Bonn e con i più grandi musicisti tedeschi del tempo suo. Lasciata a quindici anni la sua città di origine, dove era stato educato dal fratello maggiore Don Matteo, sacerdote, Pubblico Precettore ed organista del duomo, Luchesi si trasferì nella Serenissima, Grazie alla protezione del N.H. Giuseppe Morosini, il giovane potette frequentare i salotti della nobiltà della Repubblica, ma soprattutto ebbe contatti con i migliori musicisti e didatti Giuseppe Paolucci di scuola martiniana, Gioachino Cocchi di scuola napoletana, i maestri di cappella di San Marco Giuseppe Saratelli e poi Baldassarre Galuppi ed i teorici Francescantonio Vallotti e Giordano Riccati, esponenti della scuola dei musicisti fisico-matematici fiorita all’ombra della basilica di Sant’ Antonio a Padova. La sua carriera fu rapida; supportato dal genio musicale e dalla ferrea preparazione. Organista della chiesa di San Salvatore in Venezia, divenne a 20 anni membro di una commissione d’esame per la licenza di tastierista. Fu incaricato di comporre la musica per diverse famose feste veneziane, alcune opere ed intermezzi e gli furono commissionate le cantate in onore di almeno due principi tedeschi in visita alla Repubblica di Venezia.
Il contatto decisivo per la sua futura carriera nei paesi tedeschi avvenne grazie all'ambasciatore austriaco a Venezia, il Conte Giacomo Durazzo, diplomatico e uomo di teatro (Genova, 27-IV-1717 - Venezia, 15-X-1794). Durazzo fu doppiamente influente sul destino di Luchesi in quanto era cognato del principe Nikolaus “il Magnifico” Esterhazy – il “padrone” di Joseph Haydn – e lo convinse a fornire le sue sinfonie all’ Esterhazy e perchè lo fece esordire come operista al teatro imperiale a Vienna con “Die Gluckinsel” (L’isola della fortuna) nel 1765. Inviato straordinario a Vienna da parte della Repubblica di Genova nel 1749, grazie alla sua cultura multiforme Durazzo fu subito apprezzato dall’ Imperatrice Maria Teresa e da suo figlio. Giusepe II per le sue qualità imprenditoriali. Nel 1752, lasciò la carriera diplomatica, per esser nominato “assistente del direttore del teatro di corte”, titolare l' anno seguente ed infine, nel 1754, Generalspektakeldirehtor.
Introdusse, per primo, a Vienna l'opéra-comique a partire dal 1752, producendo la prima edizione viennese dell’ opera di Gluck «La rencontre imprévue ou Les pèlerins de la Mecque» (1764). Nell’opera di rinnovamento volta a privilegiare il Cavalier Gluck e la sua riforma incontrò molte resistenze, soprattutto da parte del Kapellmeister di corte J. G. Reutter e del potente Metastasio. Costretto a dimettersi nello stesso 1764, accettò la carica di ambasciatore austriaco in Venezia, dove tenne anche un piccolo teatro privato, sino alla sua morte, avvenuta nel 1794. La sua fama moderna è legata anche alla conservazione dei lavori di Antonio Vivaldi Chiamato a Bonn nel 1771 con un contratto triennale per riportare a livelli accettabili la Cappella del Principe Elettore Arcivescovo di Colonia Maximilian Friederich, retta dal Kapellmeister Ludwig van Beethoven senior, il nonno del “Titano”, Luchesi si avvalse di cantanti di valore musicisti e di un Primo Violino di fiducia, Gaetano Mattioli, paragonato all'epoca al Cannabich di Mannheim. Nel 1773, prima del rientro dei cantanti a Venezia, Luchesi fu in grado di dare un saggio della sua capacità mettendo in scena luce l’opera buffa l'Inganno Scoperto o sia il Conte Caramella, con libretto da Carlo Goldoni. Dopo la morte del precedente Maestro di cappella, nel 1774 Luchesi fu nominato Kapellmeister, carica che nel 1777 gli fu confermata a vita. L’Almanacco musicale di J.N.Forkel annoverava nel 1782 la cappella di Colonia/Bonn come terza tra le 23 migliori cappelle musicali di Germania, subito dopo Mannheim e Magonza e prima della cappella imperiale.
A Bonn avvenne l’ incontro che tanto ci interessa: essendo musicista affermato, Luchesi vi ebbe diversi allievi, fra cu Ludwig van Beethoven, di cui fu maestro per coltre 10 anni a partire dal gennaio 1781, quando gli corresse il primo lavoro: la “Cantata in morte di George Cressner”, ambasciatore inglese a Bonn e benefattore della famiglia Beethoven. Fra gli altri allievi ricordiamo Andreas e Bernhard Roemberg, Anton Reicha, Andreas Pernered il conte Ferdinand von Waldstein. Per sposare nel 1775 Anthonetta d’Anthoin, figlia di un consigliere del Principe e sorella di Ferdinand, che gli servirà da prestanome, e poter assumer la carica di Kapellemister, il compositore prese cittadinanza tedesca, e l’ anno successivo diede un ulteriore saggio delle sue capacità e del miglioramento della cappella con la composizione del suo unico oratorio, la “Passione di Nostro .Signore Gesù Cristo”, su testo del Metastasio. Pur avendo avuto nel 1784 rapporti difficili con il nuovo Elettore Maximilian Franz, di Asburgo-Lorena, protettore di Mozart al quale aveva promesso la nomina a Kapellmeister di Bonn ( il principe tentò una drastica ed ingiustificata riduzione dello stipendio per indurlo a dimettersi) Luchesi mantenne la carica fino alla morte, pensionato ma non sostituito dopo l’ arrivo delle truppe francesi che nel 1794 pose fine all’ esistenza della corte di Bonn ed alla tranquilla vita del compositore. Max Franz riuscì ad imporgli però la rinuncia ad usare il nome del cognato come copertura, per adottare quello di Mozart che, dal 1784, vide aumentare esponenzialmente la sua fama, forse anche grazie all’ abitudine dell’ osmosi fra le composizioni che appartenevano a musicisti diversi.
Pensionato e libero di operare come “Maestro di cappella dei signori tedeschi di Venezia”, prima dell’invasione del principato Luchesi mise in scena a Passau e Venezia la sua ultima opera buffa ma continuò a scrivere musica fino alla morte che lo colse il primo giorno di primavera del 1801 in una Bonn occupata dalle truppe francesi, con qualche difficoltà economica che lo costrinse a vendere una delle due grandi case di cui era divenuto proprietario. Nel 1826, alla morte dell’ultima figlia Caterina furono venduti ad un’asta pubblica e dispersi i suoi manoscritti, mentre i quattro figli maschi, due dei quali Neefe nel 1785 descrive particolarmente dotati nella musica, scompariranno nelle pieghe della storia come la vicenda umana del padre. Conclusioni
Per saperne di più: Risorse internet: Bibliografia:
Immagini:
Discografia ed eventi culturali tematici:
Grazie alle loro riscoperte hanno meritato il riconoscimento del Presidente della Repubblica (targa in argento) e il decano della musicologia Luigi della Croce li ha citato nel suo ultimo lavoro su Beethoven: Sito internet: http://www.festival-lodoviciano.it/ |
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| © Armando ORLANDI |
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